Fave e cicoria pugliese, la ricetta cremosa della tradizione

Giuseppa Lombardi

Giuseppa Lombardi

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3 giugno 2026

Piatto di fave e cicoria, un classico della cucina pugliese, servito su un piatto bianco con fave secche sparse attorno.

Un cucchiaio di purea morbida, una forchettata di cicoria amarognola e un giro d’olio extravergine possono trasformare ingredienti umili in un piatto sorprendentemente completo. In questa guida mostro come preparare fave e cicoria secondo la tradizione pugliese, con dosi precise, tempi realistici, varianti pratiche e gli errori che compromettono il risultato.

Il segreto è l’equilibrio tra dolcezza, amaro e cremosità

  • 300 g di fave secche decorticate bastano per quattro porzioni.
  • La cicoria deve restare verde e leggermente croccante, non sfatta.
  • La purea richiede circa 75-120 minuti, secondo la qualità dei legumi.
  • Il risultato migliore arriva con olio extravergine a crudo e pane tostato.
  • La ricetta nasce in Puglia e Basilicata, ma funziona anche come contorno in un menu del Nord Italia.

Piatto di fave e cicoria con crostini di pane abbrustolito. Un classico della cucina italiana, gustoso e salutare.

Un piatto contadino costruito sul contrasto

La preparazione appartiene alla cucina tradizionale della Puglia ed è diffusa anche in Basilicata. Le fave secche vengono cotte fino a diventare una crema densa, mentre la cicoria lessata porta una nota amara che rende il piatto meno monotono e molto più interessante.

Io lo considero un contorno solo quando accompagna una portata principale leggera. Servito con pane casereccio, invece, diventa facilmente un piatto unico vegetariano, nutriente e saziante. Proprio questa versatilità lo rende adatto anche a una tavola bergamasca, magari accanto a verdure grigliate o a un secondo non troppo elaborato.

Ingredienti e dosi per quattro persone

Ingrediente Quantità Indicazione pratica
Fave secche decorticate 300 g Meglio piccole e uniformi
Cicoria 800 g-1 kg Il peso comprende la pulizia
Olio extravergine di oliva 50-70 ml Una parte nella purea, il resto a crudo
Patata 150 g, facoltativa Rende la crema più morbida
Sale Quanto basta Da regolare soprattutto alla fine
Pane casereccio 4-8 fette Da tostare e servire a lato

Le fave decorticate possono essere cotte anche senza ammollo, ma io preferisco lasciarle in acqua per 8-12 ore. In questo modo cuociono in maniera più uniforme. La patata non è indispensabile e non fa parte di tutte le versioni, però aiuta quando si desidera una consistenza più vellutata.

Come ottenere una purea davvero cremosa

La cottura delle fave

Scolate l’ammollo, sciacquate i legumi e trasferiteli in una casseruola dal fondo spesso. Copriteli con acqua fredda di circa 2-3 centimetri, aggiungete eventualmente la patata a cubetti e portate lentamente al bollore.

Abbassate la fiamma e lasciate cuocere senza fretta. In genere servono 75-120 minuti, perché il tempo cambia molto in base all’età delle fave. Quando si sfaldano premendole con un cucchiaio, sono pronte. A quel punto si possono lavorare con un cucchiaio di legno, uno schiacciapatate o un frullatore a immersione usato per pochi secondi.

La consistenza giusta

La purea non deve essere liquida come una zuppa, ma nemmeno compatta come un purè freddo. Deve cadere lentamente dal cucchiaio e restare abbastanza rustica da ricordare il legume. Se risulta troppo densa, basta aggiungere poca acqua calda di cottura; se è troppo morbida, lasciatela restringere per qualche minuto.

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La cottura della cicoria

Pulite la verdura eliminando le parti dure e lavatela più volte. Lessatela in acqua leggermente salata per 5-8 minuti, secondo la grandezza delle foglie, poi scolatela e strizzatela bene. L’acqua in eccesso diluirebbe la crema e renderebbe il piatto poco saporito.

Per un gusto più delicato, si può sbollentare la cicoria per due o tre minuti, cambiare l’acqua e completare la cottura. Io preferisco conservarne l’amaro naturale, ma questa piccola correzione è utile quando la varietà selvatica è particolarmente intensa.

Quale cicoria scegliere e quali varianti funzionano

Tipo di verdura Risultato Quando sceglierla
Cicoria selvatica Amara e profumata Per il gusto più tradizionale
Cicoria catalogna Più consistente e meno aggressiva Quando la selvatica non è disponibile
Bietole Morbide e dolci Per una versione familiare e delicata
Fave fresche Più verdi e meno cremose Per una rivisitazione primaverile, non classica

L’abbinamento più riuscito resta quello tra una cicoria leggermente amara e una crema dolce. Sostituire la verdura con le bietole rende il piatto più facile da apprezzare, ma gli toglie parte del carattere. Anche l’aggiunta di aglio, peperoncino o cipolla è possibile, purché resti discreta.

Una variante con patata è più morbida e rotonda, mentre la versione composta solo da fave ha un sapore più netto. Non aggiungerei panna, formaggi cremosi o spezie pesanti: coprirebbero proprio il contrasto che rende speciale questa preparazione.

Come servirlo senza appesantirlo

Distribuite la purea calda nei piatti e sistemate la cicoria accanto, oppure appoggiatela sopra creando due strati distinti. Completate con olio extravergine fruttato, pepe o peperoncino e pane casereccio tostato.

Come contorno, accompagna bene pesce alla griglia, carni bianche e verdure arrosto. In un menu più rustico può diventare il centro del pasto con pane, olive e qualche verdura sott’olio. Io eviterei di abbinarlo a molte portate ricche di amido, perché la purea è già sostanziosa.

Gli errori che fanno perdere sapore e struttura

  • Usare troppa acqua durante la cottura, ottenendo una crema insipida e difficile da restringere.
  • Frullare le fave troppo a lungo, fino a trasformarle in una consistenza collosa.
  • Cuocere eccessivamente la cicoria, che perde colore e diventa molle.
  • Strizzare poco la verdura, lasciando acqua nel piatto.
  • Aggiungere l’olio soltanto all’inizio e rinunciare al filo finale a crudo.
  • Servire tutto tiepido o freddo. Il contrasto tra purea calda e cicoria appena scolata è parte dell’esperienza.

Un altro errore comune è cercare una crema perfettamente liscia. In questa ricetta una leggera grana è un pregio, perché conserva il sapore delle fave e dà più presenza al boccone.

Il modo più pratico per portarlo in tavola

La purea può essere preparata in anticipo e riscaldata lentamente con un cucchiaio d’acqua calda. La cicoria, invece, conviene cuocerla il giorno stesso e conservarla separata, così mantiene meglio il colore e la consistenza.

La combinazione migliore nasce da pochi elementi trattati con attenzione: legumi cotti senza fretta, verdura ben strizzata, pane croccante e un olio extravergine di qualità. È una ricetta semplice, ma proprio per questo non perdona le scorciatoie.

Domande frequenti

Dopo un ammollo di 8-12 ore, le fave cuociono in genere per 75-120 minuti in acqua fredda, fino a sfaldarsi alla pressione del cucchiaio. Se la purea è troppo densa, si può aggiungere poca acqua calda di cottura.

La cicoria selvatica offre il sapore più tradizionale, mentre la catalogna è più consistente e meno amara. Va lessata per 5-8 minuti, poi scolata e strizzata bene per eliminare l’acqua in eccesso e preservare colore e consistenza.

Servite la purea calda con la cicoria accanto o disposta sopra, completando con olio extravergine a crudo e pane casereccio tostato. Con pane, olive e verdure sott’olio può diventare un piatto unico vegetariano, mentre come contorno accompagna bene pesce alla griglia, carni bianche e verdure arrosto.

No, è facoltativa e non compare in tutte le versioni. I 150 g indicati rendono la crema più morbida e vellutata, mentre la preparazione con sole fave mantiene un sapore più netto.
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fave cicoria legumi cucina pugliese olio extravergine

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Autor Giuseppa Lombardi
Giuseppa Lombardi
Mi chiamo Giuseppa Lombardi e da 13 anni mi dedico con passione alla scoperta e alla valorizzazione della ricca tradizione culinaria bergamasca. Il mio percorso è nato da un profondo legame con il territorio e dal desiderio di condividere le autentiche ricette, i tesori enogastronomici e i luoghi dove gustare il meglio della cucina locale. In questo spazio, mi impegno a rendere accessibili e comprensibili le sfumature della cucina bergamasca, verificando le informazioni e confrontando le diverse preparazioni per offrire contenuti sempre accurati e aggiornati. Il mio obiettivo è guidarvi attraverso i sapori e le storie che rendono unica questa terra, con un approccio chiaro e un occhio attento ai dettagli.
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