Un cucchiaio di purea morbida, una forchettata di cicoria amarognola e un giro d’olio extravergine possono trasformare ingredienti umili in un piatto sorprendentemente completo. In questa guida mostro come preparare fave e cicoria secondo la tradizione pugliese, con dosi precise, tempi realistici, varianti pratiche e gli errori che compromettono il risultato.
Il segreto è l’equilibrio tra dolcezza, amaro e cremosità
- 300 g di fave secche decorticate bastano per quattro porzioni.
- La cicoria deve restare verde e leggermente croccante, non sfatta.
- La purea richiede circa 75-120 minuti, secondo la qualità dei legumi.
- Il risultato migliore arriva con olio extravergine a crudo e pane tostato.
- La ricetta nasce in Puglia e Basilicata, ma funziona anche come contorno in un menu del Nord Italia.

Un piatto contadino costruito sul contrasto
La preparazione appartiene alla cucina tradizionale della Puglia ed è diffusa anche in Basilicata. Le fave secche vengono cotte fino a diventare una crema densa, mentre la cicoria lessata porta una nota amara che rende il piatto meno monotono e molto più interessante.
Io lo considero un contorno solo quando accompagna una portata principale leggera. Servito con pane casereccio, invece, diventa facilmente un piatto unico vegetariano, nutriente e saziante. Proprio questa versatilità lo rende adatto anche a una tavola bergamasca, magari accanto a verdure grigliate o a un secondo non troppo elaborato.
Ingredienti e dosi per quattro persone
| Ingrediente | Quantità | Indicazione pratica |
|---|---|---|
| Fave secche decorticate | 300 g | Meglio piccole e uniformi |
| Cicoria | 800 g-1 kg | Il peso comprende la pulizia |
| Olio extravergine di oliva | 50-70 ml | Una parte nella purea, il resto a crudo |
| Patata | 150 g, facoltativa | Rende la crema più morbida |
| Sale | Quanto basta | Da regolare soprattutto alla fine |
| Pane casereccio | 4-8 fette | Da tostare e servire a lato |
Le fave decorticate possono essere cotte anche senza ammollo, ma io preferisco lasciarle in acqua per 8-12 ore. In questo modo cuociono in maniera più uniforme. La patata non è indispensabile e non fa parte di tutte le versioni, però aiuta quando si desidera una consistenza più vellutata.
Come ottenere una purea davvero cremosa
La cottura delle fave
Scolate l’ammollo, sciacquate i legumi e trasferiteli in una casseruola dal fondo spesso. Copriteli con acqua fredda di circa 2-3 centimetri, aggiungete eventualmente la patata a cubetti e portate lentamente al bollore.
Abbassate la fiamma e lasciate cuocere senza fretta. In genere servono 75-120 minuti, perché il tempo cambia molto in base all’età delle fave. Quando si sfaldano premendole con un cucchiaio, sono pronte. A quel punto si possono lavorare con un cucchiaio di legno, uno schiacciapatate o un frullatore a immersione usato per pochi secondi.
La consistenza giusta
La purea non deve essere liquida come una zuppa, ma nemmeno compatta come un purè freddo. Deve cadere lentamente dal cucchiaio e restare abbastanza rustica da ricordare il legume. Se risulta troppo densa, basta aggiungere poca acqua calda di cottura; se è troppo morbida, lasciatela restringere per qualche minuto.
Leggi anche: Verdure al forno saporite, dorate e croccanti
La cottura della cicoria
Pulite la verdura eliminando le parti dure e lavatela più volte. Lessatela in acqua leggermente salata per 5-8 minuti, secondo la grandezza delle foglie, poi scolatela e strizzatela bene. L’acqua in eccesso diluirebbe la crema e renderebbe il piatto poco saporito.
Per un gusto più delicato, si può sbollentare la cicoria per due o tre minuti, cambiare l’acqua e completare la cottura. Io preferisco conservarne l’amaro naturale, ma questa piccola correzione è utile quando la varietà selvatica è particolarmente intensa.
Quale cicoria scegliere e quali varianti funzionano
| Tipo di verdura | Risultato | Quando sceglierla |
|---|---|---|
| Cicoria selvatica | Amara e profumata | Per il gusto più tradizionale |
| Cicoria catalogna | Più consistente e meno aggressiva | Quando la selvatica non è disponibile |
| Bietole | Morbide e dolci | Per una versione familiare e delicata |
| Fave fresche | Più verdi e meno cremose | Per una rivisitazione primaverile, non classica |
L’abbinamento più riuscito resta quello tra una cicoria leggermente amara e una crema dolce. Sostituire la verdura con le bietole rende il piatto più facile da apprezzare, ma gli toglie parte del carattere. Anche l’aggiunta di aglio, peperoncino o cipolla è possibile, purché resti discreta.
Una variante con patata è più morbida e rotonda, mentre la versione composta solo da fave ha un sapore più netto. Non aggiungerei panna, formaggi cremosi o spezie pesanti: coprirebbero proprio il contrasto che rende speciale questa preparazione.
Come servirlo senza appesantirlo
Distribuite la purea calda nei piatti e sistemate la cicoria accanto, oppure appoggiatela sopra creando due strati distinti. Completate con olio extravergine fruttato, pepe o peperoncino e pane casereccio tostato.
Come contorno, accompagna bene pesce alla griglia, carni bianche e verdure arrosto. In un menu più rustico può diventare il centro del pasto con pane, olive e qualche verdura sott’olio. Io eviterei di abbinarlo a molte portate ricche di amido, perché la purea è già sostanziosa.
Gli errori che fanno perdere sapore e struttura
- Usare troppa acqua durante la cottura, ottenendo una crema insipida e difficile da restringere.
- Frullare le fave troppo a lungo, fino a trasformarle in una consistenza collosa.
- Cuocere eccessivamente la cicoria, che perde colore e diventa molle.
- Strizzare poco la verdura, lasciando acqua nel piatto.
- Aggiungere l’olio soltanto all’inizio e rinunciare al filo finale a crudo.
- Servire tutto tiepido o freddo. Il contrasto tra purea calda e cicoria appena scolata è parte dell’esperienza.
Un altro errore comune è cercare una crema perfettamente liscia. In questa ricetta una leggera grana è un pregio, perché conserva il sapore delle fave e dà più presenza al boccone.
Il modo più pratico per portarlo in tavola
La purea può essere preparata in anticipo e riscaldata lentamente con un cucchiaio d’acqua calda. La cicoria, invece, conviene cuocerla il giorno stesso e conservarla separata, così mantiene meglio il colore e la consistenza.
La combinazione migliore nasce da pochi elementi trattati con attenzione: legumi cotti senza fretta, verdura ben strizzata, pane croccante e un olio extravergine di qualità. È una ricetta semplice, ma proprio per questo non perdona le scorciatoie.